Nel mondo scintillante della moda di lusso, dove sfilate, maestria couture e una clientela esclusiva creano un’aura di fascino che modelli e maison coltivano con cura, dietro le quinte si sta però sviluppando una narrazione più silenziosa ma sempre più urgente. Nel 2025, alcuni dei nomi più prestigiosi del lusso — tra cui Dior e Cartier — sono stati presi di mira da sofisticati attacchi informatici che hanno esposto i dati dei clienti e sollevato interrogativi pressanti sulla vulnerabilità digitale e sulla fiducia nell’ecosistema della moda.
Per decenni, addetti ai lavori e aspiranti talenti sono rimasti affascinati dal richiamo del modeling. I giovani sognano di firmare con una grande agenzia di modelli, calcare passerelle iconiche e far parte delle storie trasformative raccontate attraverso immagini e campagne. Dietro quelle immagini, però, l’industria si fonda anche su vasti archivi di informazioni personali: dati dei clienti, cronologie di acquisto e liste di accesso anticipato esclusive che sfumano i confini tra consumatore e icona culturale. È proprio questo tesoro di dati ad aver attirato l’attenzione degli hacker, che oggi vedono i marchi di lusso come obiettivi di alto valore.
A differenza di un’epoca passata in cui i criminali informatici si concentravano soprattutto su banche e aziende tecnologiche, oggi i predatori digitali sono attratti da brand in cui si incontrano clienti facoltosi e consumatori aspirazionali. Questi marchi — alcuni rappresentati da agenzie di modelle che scovano nuovi volti, altri che definiscono l’apice della moda di lusso — mantengono registri dettagliati della propria clientela. Quando una maison come Cartier subisce una violazione, come accaduto nel giugno 2025 con l’esposizione di nomi, email e paesi di residenza, non si tratta solo di un problema tecnico: è una violazione della fiducia dei clienti, che associano questi nomi a privacy, prestigio e stile personale.
Le ragioni di questo cambiamento nella strategia della criminalità informatica sono molteplici. La rapida digitalizzazione del settore moda, accelerata dall’ascesa dell’e-commerce e delle sfilate virtuali, lascia lacune di sicurezza che persino i brand più esclusivi faticano a colmare. I modelli e i talenti creativi possono essere sotto i riflettori, ma è l’infrastruttura dei dati — sistemi di ordini, portali clienti e piattaforme CRM — a diventare il vero palcoscenico delle minacce informatiche. Alcuni analisti hanno evidenziato l’uso di malware sofisticati, assistiti dall’IA, capaci di eludere le difese tradizionali, trasformando ciò che un tempo era una questione tecnica in una sfida centrale per il business, tanto per le agenzie di modelli quanto per i marchi.
La posta in gioco è alta. Per i brand, questi incidenti non riguardano soltanto la perdita di informazioni: mettono a rischio l’aura stessa di esclusività che definisce l’alta moda. Così come un aspirante modello può costruire strategicamente il proprio personal brand per attrarre la giusta rappresentanza, le maison devono coltivare la fiducia per mantenere clienti fedeli. Una violazione non espone solo dati: può macchiare una reputazione costruita in decenni. E in un’industria in cui le carriere possono dipendere dalla percezione, le conseguenze di un incidente informatico possono propagarsi ben oltre la perdita immediata di informazioni.
Inoltre, la tendenza non si limita a una singola casa. In tutto il panorama del lusso, le violazioni dei dati hanno coinvolto numerosi marchi di alto profilo, illustrando collettivamente quanto il mondo della moda odierno sia interconnesso e vulnerabile. Questa ondata di incidenti sottolinea una lezione più ampia: che tu sia un modello che firma con un’agenzia globale o un cliente del lusso che affida a un brand i propri dati personali, l’era digitale richiede una cybersicurezza solida tanto quanto il genio creativo.
In definitiva, il romanticismo della moda e del modeling — con le sue passerelle oniriche e le immagini aspirazionali — convive ormai con minacce digitali molto reali. Per i brand, le agenzie di modelli e i modelli stessi, comprendere e affrontare queste sfide sarà essenziale per proteggere le persone, le storie e i dati che definiranno il futuro dell’industria.